Composizione negoziata per la soluzione della crisi d'impresa-D.L.24 agosto 2021 n.118

In vista dell’entrata in vigore della procedura di composizione negoziata della crisi d’impresa, il prossimo 15 novembre, il Ministero della Giustizia ha emanato in data 28 settembre 2021 un Decreto dirigenziale che scandisce le fasi del percorso delineato dal protocollo di conduzione della crisi d’impresa.

Il contenuto del decreto dirigenziale conferma la natura consulenziale dell’incarico dell’esperto: si tratta di una figura imparziale, indipendente, ma certamente cui vengono richieste esperienza, capacità tecnica, negoziale e di relazione. Sono caratteristiche tipiche di ogni advisor di rilievo, ma che – ove posizionate in capo ad un soggetto che operi senza dubbio alcuno nell’interesse di tutte le parti – garantiscono un apporto di sicuro pregio ad un contesto, quello della negoziazione con i creditori, troppo spesso condizionato dalla sfiducia reciproca e da una frequente inadeguatezza qualitativa nella preparazione degli Advisor.

Il decreto dirigenziale chiarisce ulteriormente il ruolo dell’esperto, il quale – come peraltro già recita il testo del quinto comma dell’articolo 5 del decreto legge 118 – “prospetta le possibili strategie di intervento fissando i successivi incontri con cadenza periodica ravvicinata”: queste prerogative, tipiche di ogni Advisor, vengono attribuite all’esperto non nella direzione di sostituirsi all’advisor del debitore, ma di aiutarlo a mantenere la barra del timone verso spiagge cui sia possibile l’approdo. Evitare proposte irricevibili, o basate su presupposti irrealizzabili, posizionare l’ago della bilancia il più possibile verso la metà, è il compito dell’esperto.

Sarà dunque l’esperto a vagliare, insieme agli advisors, non solo lo status inziale dell’Impresa – situazione contabile, cause della crisi – e il suo piano di risanamento, ma anche le proposte da formularsi alle singole controparti, ben delineate nell’allegato al decreto dirigenziale.

 

 

 

 

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"Il Covid accelera il processo di disintermediazione del settore bancario rispetto alle esigenze dell'economia reale. La finanza alternativa avrà sempre più spazio, non in contrapposizione al sistema bancario ma in sinergia. Con una crescente collaborazione". Federico Ghizzoni, che dopo anni al timone dell'Unicredit oggi è passato dall'altra parte della barricata  nel ruolo di presidente di Clessidra Capital Credit sgr e di Clessidra Factoring, non ha dubbi: il Covid contribuirà a dare una spallata al bancocentrismo italiano e darà alle imprese un più ampio ventaglio per scegliere come finanziarsi. Trasformandosi da sciagura sanitaria a occasione per la manifattura. "A fine anno il fatturato del settore potrà essere tornato ai livelli pre - pandemia", pronostica. Grazie anche - è il punto - alla finanza alternativa; cioè a tutto l'universo dei fondi di private capital, definizione che include quelli di private equity, private debt, venture e simili. Un mondo che - seppur ancora piccolo in Italia - si ritaglierà un ruolo sempre maggiore e farà crescere il Paese.


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